COMUNICATO STAMPA 17 aprile 2026

 

 

Minor affluenza, ma di più alta qualità. Interesse per i mercati del Centrafrica, Messico e Sud America

Vinitaly 2026: il punto dei vigneron monferrini

Si prediligono vini freschi passati in acciaio e in cemento

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Ammonta a 12miliardi di euro il valore dei consumi di vino nell’ho.re.ca, con una quota sullo scontrino medio di oltre il 21%. Maggiori difficoltà nei rossi e nei vini più corposi, mentre reggono bene i bianchi freschi e gli spumanti” (fonte: Osservatorio Fipe-Uiv).

 

La 58° edizione del Vinitaly ha dedicato un focus su evoluzione degli stili di consumo, tendenze e prodotti, quale strumento necessario a supporto dei vignaioli, i quali, sempre più, non possono prescindere da una visione d’insieme e approfondita, che parta proprio dall’andamento del mercato. Sebbene il vino, nella ristorazione, rappresenti un peso rilevante sul fatturato, con 3 ristoranti su 4 che utilizzano la carta dei vini, spesso, la stessa carta viene rinnovata meno di una volta l’anno nel 54% dei casi e, ancor peggio, risulta lacunosa la formazione enologica di chi fa sala e scarseggia un appassionato e professionale story telling.

 

Rispetto all’export, secondo le analisi dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, i Paesi con il più alto potenziale di crescita sono 12: Giappone, Messico, Corea del Sud, Brasile, Vietnam, Cina, Thailandia, Indonesia, Australia e India, a cui si aggiungono i due mercati principali buyer extra-Ue, Stati Uniti e Regno Unito. Aree su cui rafforzare la presenza per ampliare il bacino commerciale di un settore ancora troppo concentrato sui primi 5 mercati di destinazione, che da soli assorbono il 60% del valore complessivo dell’export. Insomma, occorre rivolgere lo sguardo oltre il colosso statunitense, anche se la costruzione di nuovi mercati richiede tempo e dedizione. La sfida resta duplice: consolidare le produzioni di qualità contenendo le criticità e migliorare il posizionamento. Con un valore di +7,2 miliardi di euro nel 2025, il vino italiano si colloca al 2° posto del Made in Italy, per saldo della bilancia commerciale estera” (fonte: Prometeia).

 

Attraverso le aziende vitivinicole monferrine, socie del Consorzio, presenti al Vinitaly abbiamo cercato di comprendere il loro punto di vista, nella consapevolezza del difficile scenario geopolitico internazionale, aggravato da dazi, eccessiva burocrazia, allarmismo mediatico e aumento dei costi, ma incoraggiati da un consumatore sempre più conscio e consapevole, che al vino si approccia con preparazione e interesse. Per tutti, l’affluenza 2026 è stata minore, specialmente in terza e quarta giornata, ma di target più elevato. Si è parlato anche di consumo di vino tra i giovani e di terrorismo mediatico. “Smettiamola di dire che il vino fa male, confondendo consumo consapevole con abuso” sostengono i più. “La Generazione Zeta preferisce il consumo di birra, di mixology e di superalcolici, perché sono stati ben commercializzati per creare situazioni. Il vino ha tutte le caratteristiche culturali per diventare protagonista di eventi, ma va ben comunicato”.

 

Così, Giulia ed Ermanno Accornero di Vignale Monferrato commentano la nuova edizione: “quest’anno abbiamo incontrato tantissimi importatori con cui già collaboriamo e altri nuovi su Svezia, Finlandia, Regno Unito, USA, Belgio, Svizzera e Germania. I vini autoctoni, tra cui quelli del Monferrato casalese, stupiscono e interessano sempre di più. Tra le novità 2026, abbiamo introdotto un’escursione sui Colli tortonesi, col Timorasso DOC Derthona 2023”. “Minor affluenza specialmente dai Paesi extra UE, ma interessante il Sud America, in particolare, il Brasile” prosegue Lorenzo Rosso de La Faletta di Casale Monferrato. “I vini più richiesti nel padiglione Piemonte restano i rossi e, più che la denominazione, c’è molta attenzione sul rapporto qualità-prezzo”. A tenere sui principali mercati, tuttavia, sono le fasce Premium, mentre vanno in sofferenza le altre fasce.

 

Nuovi contatti su Nuova Zelanda, Finlandia, Corea, India e Africa, con una interessante riapertura sugli States per il Castello di Gabiano. “Il Grignolino piace molto, ma in questi mercati prevale la Barbera” osserva Elisabetta Currado. Per Ramona Bruno della Tenuta La Tenaglia di Serralunga di Crea sono emerse interessanti prospettive sui nuovi mercati, mentre i vini monferrini più gettonati si confermano Barbera e Grignolino. Così, Francesca Bonzano e Niccolò Petrilli delle Cantine Castello d’Uviglie di Rosignano Monferrato: “meno Italia, mentre l’estero si mantiene, ma sparita tutta l’Asia tranne qualche gruppettino di cinesi e giapponesi. Pochissimi indiani. Tra i nuovi mercati: Centrafrica, Messico e Sud America, mentre i vini ricercati si confermano quelli meno alcolici e con meno passaggi in legno. Si prediligono i vini freschi passati in acciaio e cemento”.

 

Alta soddisfazione e molti appuntamenti, in particolare su est e nord Europa, per Giuseppe Visconti di Vicara di Rosignano Monferrato, il quale, si è presentato al Vinitaly pensando anche ai giovani. “Abbiamo scelto di sdoppiare il Grignolino giovane, partendo dalla selezione dei vigneti. Mimì è la nuova etichetta per un Grignolino più di struttura e di carattere, mentre il .G lo abbiamo reso più contemporaneo, quindi, leggero ed elegante. Molto l’interesse per le bollicine di Grignolino Spumante Rosè di Qualità e, per la parte matura, per l’Uccelletta 2021. All’estero, tuttavia, la Barbera del Monferrato Superiore resta la più gradita”.

Ha lavorato bene e con “il pubblico giusto” Beatrice Guadio di Vignale Monferrato che, accanto al Grignolino, ha registrato interesse per gli aromatici come la Malvasia. Soddisfazione anche per Fabio Saravesi della Dealessi Lu Monferrato che, invece, ha riscontrato una buona affluenza di asiatici; nuovi contatti e consolidamento di quelli acquisiti per Franco Angelini della Angelini Paolo di Ozzano Monferrato.

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